Preghiamo per Caterina Socci - Gli aggiornamenti su "antoniosocci.com"
Caterina canta "Voi Ch'amate Lo Criatore"

venerdì, 27 novembre 2009, ore 13:15
Domani la Chiesa ricorda le apparizioni della Madonna a Kibeho in Rwanda, avvenute tra il 1981 e il 1989. Sono le prime apparizioni della Vergine in Africa, che qui si presentò come la Madre del Verbo e viene ricordata come Nostra Signora del Dolore. Ed è chiaro il motivo di tale appellativo: il Rwanda è il paese di uno dei più grandi genocidi della storia umana ed è sconvolgente sapere che la Madonna, tra le lacrime, aveva preannunciato alle veggenti il massacro di tanti suoi figli.
Ecco due video che raccontano tutta la storia. Uno di Rete4 e uno della Rai con Padre Cantalamessa.





Buon fine settimana e buona Prima Domenica di Avvento.
maturin
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria : maria

mercoledì, 25 novembre 2009, ore 14:50
Questo racconto, “Disco di solitudine”, di Theodore Sturgeon, parla di persone sole, persone abbandonate, persone umiliate ma, soprattutto, ignorate.

E non si pensi che quando dico “ignorate” mi riferisco a quelle persone che nella massa spariscono, no, non sarò così banale: mi riferisco all’uso che siamo un po’ tutti abituati a fare delle persone, ignorandole, fregandocene dei loro sentimenti, delle loro emozioni, della loro sensibilità.


Ora, la ragazza protagonista di questo bel racconto viene improvvisamente contattata – in mezzo ad una folla – da un minuscolo disco volante che le lascia un messaggio “telepatico” e poi sparisce per sempre.


Non storcete il naso, lo spunto può essere un po’ ingenuo, ma quel che conta è cosa avviene dopo. Ed ecco qua: la ragazza è una ragazza normalissima, coi suoi complessi, i suoi problemi, ed improvvisamente viene sbattuta a destra e sinistra da polizia e forze dell’ordine varie, politici e media, affinché si decida a rivelare cosa le ha detto il disco volante.


Si ipotizzano invasioni marziane, connivenze con nemici politici, pianificazioni diplomatiche innominabili e via di questo passo.


Ma la ragazza, cocciutamente, tace. Niente di niente. Arriva a dire, a un certo punto, che se solo qualcuno, fosse anche uno solo si fosse interessato a lei come persona, forse avrebbe parlato. Invece, tace, e questo suo ostinato silenzio è molto eloquente.


Alla fine, vista la sua pertinacia, la lasciano andare. Ma non può più tornare a fare il suo mestiere, viene tormentata da amici e conoscenti, e alla fine lascia la città.


Vagabondeggia per qualche tempo da una città all’altra, talora fermandosi ma più spesso fuggendo perché ogni volta qualche impavido agente segreto si finge attratto, la seduce e cerca sempre di carpire il suo segreto.


La ragazza è sola, abbandonata a se stessa. Unico conforto (se così si può dire): ogni settimana getta nel mare una bottiglia vuota con un messaggio scritto dentro, sempre lo stesso, una specie di messaggio d’amore per qualcuno che non lo leggerà mai.


E invece qualcuno lo legge: un uomo con un piede rovinato, un uomo sensibile ma dalla vita distrutta; quest’uomo trova una bottiglia sulla battigia, poi un giorno ne trova un’altra e in breve ne fa collezione, fino a decidere di rintracciare l’ignoto grafomane che ha spedito quelle bottiglie.


Alla fine si incontrano quando lei, sfinita e disperata da tanta solitudine ha preso l’ultima decisione, definitiva, quella di morire nel mare. Quello stesso mare che per tanto tempo ha custodito il suo segreto.


Ma lui, manco a dirlo, nonostante la sua menomazione la salva, proprio tra le onde soffocanti.


Parlano, lei della sua solitudine, lui del suo dolore. Le apre infine il cuore, sussurrandole dimmi pure che nessuno mi vuole, mi sta bene. Ma non mi dire mai che nessuno al mondo ha bisogno di me. Questo non potrei sopportarlo.


E lei, finalmente, apre il suo cuore a qualcuno che ha dimostrato di interessarsi alla sua persona, ai suoi sentimenti.


Il messaggio lasciatole dal disco volante è sempre stato lì, scritto dentro quelle bottiglie, alla portata di chiunque avesse cura di leggere cosa c’era nel cuore della sfortunata ragazza.


Il messaggio, molto semplicemente, era: il valore della nostra vita si misura non sulla base dell’amore che riusciamo a farci “dare” ma sulla base di quello che avremmo dato noi.


Quasi che lo stesso disco volante fosse una sorta di “messaggio nella bottiglia” dalla forma più sofisticata, lanciato da qualcuno che voleva sentirsi meno solo.


Tutto qui. Niente propositi di invasione aliena, niente affreschi di fantapolitica. Niente di niente, solo amore. Ma un amore che di fantascientifico non ha nulla, un amore che deve aprire le nostre porte all’amore, deve spingerci a non ignorare mai le persone che ci capita in sorte di incontrare e talora di conoscere.


Non le ignoriamo, perché ogni persona che abbiamo perduto nel corso della vita è un atto d’amore mancato, ogni mano tesa che non abbiamo stretto è la nostra sconfitta, è un vuoto terribile, ogni uomo mai nato, ogni parola sospesa, ogni gesto d’amore tralasciato o ignorato ci allontana gli uni dagli altri, ci allontana dall’amore, ci allontana da Dio.


Ecco, noi forse siamo un po’ gli “ignorati” di internet, a queste pagine si giunge con fatica e con ricerca, ma vi prego, se state leggendo, anche se non siete d’accordo, anche se quello che dico non vi piace, non smettete mai di amare le persone che incontrate, tutte le persone, perché non siamo sacchi di carne nati per caso da una chimica aliena, siamo uomini e donne, figli di Dio, figli del suo Amore. Non dimentichiamocelo mai.


Buona giornata a tutti.
Resamo
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria : storie, cose di altri, osservazioni di uno qualunque, cose che mi piacciono

martedì, 24 novembre 2009, ore 11:35
E così “oggi” apprendiamo che il crocifisso, se appeso in un’aula pubblica, lede gravemente i diritti umani di alcune minoranze.

Strano, credevo – a leggere il tono di certi discorsi compiacenti su giornali atei o “laici” – che ormai i cristiani, in particolare i cattolici, fossero a loro volta ormai minoranza, in Italia.


Ammesso che sia vero, evidentemente ci sono minoranze che hanno più diritti umani di altre.


Ma al di là della polemica, che serve solo a dividere e ad infiammare gli animi, spenderei due parole per ricordare quel crocifisso, appeso in aula – un’aula qualunque,- appeso nelle stanze di ospedale, appeso in casa mia.


Oh, lo so, lo so bene che il problema (per ora) non riguarda la mia casa, che non sono gli spazi privati ad esser fatti oggetto di discussione; ma anche fuori di casa, davanti a quel crocifisso io ci ho passato tutta la mia vita, a partire dai giorni dell’asilo fino alle elementari ed alle superiori, ed ero solo un ragazzino imberbe e confuso e sicuramente difficile ma Lui c’era, era lì e apriva le sue braccia per me, proprio per me.


Sono ricordi piccoli di quand’ero ragazzo, ma quello stesso crocifisso mi ha inseguito anche all’ospedale, quando ho visto nascere i miei bambini e li ho tenuti in braccio, e pure quando sono stato operato io stesso Lui non mi ha abbandonato.


Anche quando io non lo vedevo, anche quando io non lo cercavo, perfino quando io non lo volevo, lui c’era.


C’era al mio esame di maturità, quel mattino afoso d’estate. Non fosse stato inchiodato sulla croce – oggi lo so bene – sarebbe stato lì a tenermi la mano. Ma c’era anche nella camerata di quei lunghi giorni d’inverno, quand’ero a militare, e perfino alle spalle del tenente-colonnello, di fianco alla foto del presidente della Repubblica.


C’era nella biblioteca comunale, un po’ impolverato ma presente, vigile, reale. E nelle targhe viarie agli angoli delle strade, e in tutti i cimiteri, e poi sui fianchi delle ambulanze – anche se stilizzato,- nei frangisole in mattoni a vista disposti a “croce”, nelle bandiere, le finestre delle case divise in quattro vetri… Non riesco a pensare a questa vita senza il crocifisso, senza la sua veglia su ogni momento dei miei giorni.


Mia madre si è inginocchiata, davanti al crocifisso, ci ha pianto e ha consumato giorni e giorni, ha sgranato rosari con la croce tra le mani, mio papà ha pregato ai piedi del crocifisso, mi ha grattato il mento con la sua barba quand’ero bambino portandomi in braccio in processione, tutti noi lo abbiamo baciato, il crocifisso, nel giorno della solennità della Santa Croce. E lo abbiamo portato nelle strade del nostro bel paese, anche se pesa un casino e qualcuno ha sudato quattro camice per la fatica e c’è chi lo porta ancora con orgoglio a tutte le processioni, e c’è chi se lo tiene stretto al petto, appeso al collo, incastonato in un orecchino, tatuato su un braccio, disegnato sulla maglietta.


Il crocifisso non è soltanto un simbolo, un logo, una griffe che indica cos’è alla moda oppure no.


Il crocifisso, quel crocifisso appeso in ogni aula, in ogni casa, in ogni angolo del nostro vivere, è un pezzo della nostra vita, e non il meno importante. È un ponte – l’unico ponte – tra la terra e il cielo, tra il passato e il futuro, tra l’uomo e il divino.


Fregiamoci con orgoglio, dunque, di questo nostro crocifisso, e non abbandoniamolo così come lui non ci ha abbandonati mai per tutti i giorni della nostra vita.


Buona giornata a tutti.
Resamo
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria : sfoghi, storie vere, briciole, osservazioni di uno qualunque, cose che mi piacciono

venerdì, 20 novembre 2009, ore 11:32
Da qualche settimana, con il coro del paesello, ci stiamo preparando per la solennità di Cristo Re. Ammetto che per quest’anno ho un po’ trascurato l’Avvento imminente ma gli impegni del coro (non sembra, eh?) sono tanti, e anche quelli del sottoscritto (anche se può sembrar vero il contrario). Mi rimetterò in pari, il coro è più preparato di quel che sembra.

Ma non è di questo che volevo parlare, bensì di Nostro Signore, Re dell’universo. Una festa magnifica che merita di essere celebrata con tutto la solennità di cui siamo capaci, con i canti in latino e quelli a più voci, e l’organo e il direttore del coro che si strappa i capelli (se li avesse). In questa bella festa si inseriscono gli alpini.


Il gruppo degli alpini è una realtà abbastanza recente, al mio paesello, ma già ben radicata. Gli alpini (o dovrei dire ex-alpini? Non so, non vorrei fare una gaffe…) sono tanti e tutti volenterosi. Gente semplice e con le maniche rimboccate.


Ebbene, Domenica ci sarà l’inaugurazione del cippo dell’alpino, con corteo e fanfara e… bè, coro parrocchiale.


Per l’occasione canteremo l’immancabile “Signore delle cime”, bellissimo canto composto da Bepi de Marzi.


La cosa singolare è che il gruppo alpini, scegliendo la domenica di Cristo Re per questa inaugurazione, non si è dimostrato impreparato all’evento.


Si presentano infatti in delegazione dall’arciprete e, con planimetria dettagliata della chiesa parrocchiale alla mano, gli illustrano le loro opinioni in tema di schieramento bambini, autorità civili, autorità militari, assemblea, fanfara, cantori sia per la celebrazione eucaristica che per il corteo e la benedizione del cippo.


L’arciprete sorride sotto i baffi, ex-alpino a sua volta, e accoglie docilmente i suggerimenti della delegazione. Ma resta commosso dalla loro partecipazione, dall’impegno e dalla partecipazione dimostrata per l’evento.


Gli alpini e il Re, e tanta voglia di fare.


Persone semplici, dicevamo, ma di buona volontà.


Buona giornata a tutti.
Resamo
P.link ¤ commenti (4) ¤ commenti (4)(popup)
categoria : storie vere, preghiere, cose di altri, osservazioni di uno qualunque, cose che mi piacciono

giovedì, 19 novembre 2009, ore 16:14
Come dice il detto popolare, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. È incredibile con quanto impegno ci si sia sobbarcati nella guerra alla chiesa ed al sentimento religioso, da almeno tre centinaia di anni a questa parte, senza alcun risparmio né di tentativi né di colpi bassi né di vite umane.

Oggi, va detto, sembra quasi “imbarazzante” dirsi cattolici. In TV si parla di fede solo se si è prelati, altrimenti sei un bigotto e meriti solo il dileggio. Sui giornali di grande tiratura – tranne rare eccezioni – il fedele laico (nell’accezione corretta del termine) non ha mai voce, e comunque viene trattato alla stregua di un povero demente.


A scuola il cattolicesimo è visto come fumo negli occhi, e d’altra parte è evidente che dove si toglie una croce si torna ad essere liberi di adorare qualsiasi cosa.


Ad ogni modo è abbastanza riscontrabile questa sorta di guerra strisciante – a volte neanche troppo velata – contro ogni aspetto del cattolicesimo. Chi non lo nota, o non ha contatti con la realtà oppure è in malafede.


Eppure.


Eppure quando sembra che tutto il mondo crolli, gli occhi tornano ad appuntarsi là dove c’è quella croce, che non ha mai tradito in due millenni di cristianità.


Eppure quando sembra che si stia toccando il fondo c’è sempre una mano che ti tira su per i capelli, e quella mano è trafitta dai chiodi.


Eppure quando le forze del male sembrano essere davvero invincibili, quando il nemico sembra aver calcolato tutto nei dettagli, quando sembra non esserci più via di scampo, bastano tre bambini analfabeti per far tremare un pianeta già in armi.

Anche oggi, quando ormai sembra che il crocifisso sia dimenticato e che tutti siano indifferenti alla sua presenza, basta una sentenza, una sola accelerata, e il sentire popolare cambia fino alla radice.


Pentole, tante pentole.


Ma nessun coperchio.


Buona giornata a tutti.
Resamo
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria : bambini, storie vere, osservazioni di uno qualunque

mercoledì, 18 novembre 2009, ore 16:01
Almeno due volte alla settimana mi capita di prendere il pullman all’ora di punta, che coincide con l’orario scolastico. Chiedo scusa se racconto spesso le mie peripezie da pendolare ma non so parlare di altro che di quello che mi succede, sono fatto così.

Arrivo dunque alla fermata dopo una scarpinata di un paio di chilometri e incrocio gli occhi di un paio di ragazzine del mio paesello, persone quindi che conosco e mi salutano.


Ciao.


Stavolta però si aggiunge una terza voce, “Salve.” La cosa mi coglie di sorpresa per un attimo, finché non vedo che il “salve” arriva dalla voce di una loro amica che, educata, mi estende il saluto.


Due brevi considerazioni, la prima di carattere personale: uno si convince di essere sempre quel che era venti anni prima finché non si sente dire “salve” da un ragazzino con venti anni meno di lui. E così io, che non avevo visto soluzioni di continuità tra la mia adolescenza, la giovinezza e la maturità. Quel salve è stato un colpo alle spalle.


La seconda: chi dice che i giovani d’oggi sono maleducati senza speranza non conosce i giovani. Sono ragazzi splendidi che esplodono di vita e bevono le scale in un sorso, si baciano contro i pilastri e stanno aggrappati con tutte le forze alle loro poche certezze, si fanno forza col gruppo perché si sentono soli, si vestono strano per farsi amare e per distinguersi. E si fanno da parte quando c’è da “far passare il signore”, altra pugnalata alla schiena del sottoscritto.


Buona serata a tutti.
Resamo
P.link ¤ commenti (1) ¤ commenti (1)(popup)
categoria : viaggi, dialoghi, osservazioni di uno qualunque, cose che mi piacciono

martedì, 17 novembre 2009, ore 12:07
Di questo bel racconto di Asimov ci sono tanti spin-off e almeno un seguito (ma di mano apocrifa). Si racconta in particolare di un mondo in cui esiste un macchinario in grado di leggere il passato sulla scorta dell’impressione degli eventi sul tessuto della realtà. Ma l’attrezzatura in dotazione alla polizia è molto costosa e comunque in grado di “leggere” solo il passato compreso tra mille e uno anni fa.

Finchè un ricco filantropo, dopo un grave lutto famigliare, finanzia un giovane genio che intende costruire una macchina “leggi-tempo” a basso prezzo e capace di leggere qualsiasi tempo senza limitazioni.


La ricerca, incomprensibilmente, è ostacolata dalle autorità, ma il giovane genio riesce a costruire la sua macchina ed a testarla guardando il passato del filantropo come su un televisore, risolvendo il caso dell’incidente famigliare. Infine, il giovane cercatore brevetta la sua invenzione e contatta una piccola industria per produrre il macchinario su larga scala, un macchinario che renderà chiunque in grado di vedere il proprio passato, quello dei propri famigliari e dei suoi avi.


Ma a questo punto il poliziotto cattivo – che solo ora capiamo essere buono – spiega all’incauto inventore che questa macchina permetterà a chiunque di spiare l’intimità altrui, cosa che “loro”, le autorità, erano riusciti ad evitare solo a prezzo di dure sorveglianze e pressanti sanzioni (ma comunque c’era sempre qualcuno che riusciva a spiare l’intimità della tale attrice o del tale cantante famosi). Ed era per questo che avevano inventato la bufala dei limiti di lettura del passato.


Oggi questa sorveglianza è superata, tutti sapranno tutto di tutti, il mondo non sarà più lo stesso.


È finita, dice il poliziotto buono.


L’onniscenza dei fatti altrui renderà qualsiasi trovata, qualsiasi invenzione, alla portata di tutti e quindi inutile, fermando di fatto ogni stimolo al progresso, alla ricerca, al primato.


Buona giornata a tutti.
Resamo
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria : storie, cose di altri

lunedì, 16 novembre 2009, ore 11:19
Vi racconto questa storia perché è particolarmente “buffa” (se così si può dire di una storia vera con persone vere) e merita di esser raccontata.

Protagonista una ragazza, che chiamerò Melinda per non dire il suo vero nome.


Melinda è di buona famiglia, direi di famiglia “patrizia”, vive al paesello e non disdegna di “mescolarsi” con noi borghesi piccoli piccoli, con lei ci conosciamo dai tempi dell’asilo.


Melinda in età giovanile si converte al comunismo e all’ateismo attivi, al punto da scegliere di andare a vivere in un’azienda biologica, poi in un appartamento bohemien a Milano a dipingere quadri, poi – di nuovo al paesello – a intraprendere un’attività di intrattenimento anziani eccetera.


Melinda si fidanza con Martino (altro nome di fantasia), con il quale va a convivere e insieme fanno due figli. Per qualche motivo, Martino – dopo la nascita del secondo figlio – si riavvicina alla Chiesa Cattolica. Lo vedo spesso in chiesa, la domenica mattina, insieme ai due bambini. Lei, Melinda, mai. Arriva a lamentarsi del fatto che il parroco “si fida solo di chi vuole lui”, affermazione alquanto peregrina in quanto credo che chiunque al mondo si fidi ed abbia il diritto di fidarsi di chi gli pare. Ma vabbè, questa è un’altra storia.


In buona sostanza Melinda molla il fidanzato-convivente, con scorno della famiglia e crisi negli affetti. I bambini ci soffrono, ma Melinda li vede sereni e tanto gli basta.


Melinda si ri-fidanza, stavolta con Aurelio (il suo nome non lo ricordo ma difficilmente si chiama Aurelio per davvero). Aurelio è un teorico del marxismo, un intellettuale duro e puro, lontano dalla Chiesa come la Coca Cola dal Barbaresco. Aurelio prende sul serio la sua missione di sostituto “genitore A”, in assenza del genitore biologico. I bambini, improvvisamente, spariscono da messa e catechismo e oratorio, tranne tornarci – a domeniche irregolari – quando riescono a stare con il padre.


Aurelio nel frattempo si sposa con Melinda, con rito strettamente civile. In capo a un paio d’anni Melinda ha un terzo figlio, una nascita che coincide con strane apparizioni di Aurelio nella piazza della chiesa, indi in oratorio e infine – BUM! – alla Santa Messa.


Da qualche mese Aurelio non si perde una celebrazione domenicale, con foglietto alla mano e lo vedo intonare anche qualche canto, dall’altra parte dell’assemblea.


Ieri c’è stato il battesimo del terzo figlio di Melinda, con tutta la famiglia, nonni, sorella e fratello con coniugi e figli vari. E pensavo: sta a vedere che questa Melinda, atea devota con tutte le sue forze all’ateismo, ne converte più di Padre Pio.


Buona giornata a tutti.
Resamo
P.link ¤ commenti (3) ¤ commenti (3)(popup)
categoria : bambini, storie vere, cose di altri

venerdì, 13 novembre 2009, ore 13:06
Narrasi a questo proposito un molto curioso aneddoto. Il consiglio legislativo della Cisalpina, di cui Parini era membro, teneva la sua adunanza nello stesso luogo dove siedeva l’antica Cameretta e dov’eravi un gran crocifisso, che un giorno alcuno di quegli esaltati repubblicani fece levar via. Giunto Parini e non vedendo più il crocifisso chiese fieramente ai colleghi: dov’è il cittadino Cristo? Al che eglino, ridendo e motteggiando, risposero averlo fatto riporre altrove perché non aveva più nulla a fare colla nuova repubblica. Ma l’austero poeta soggiunse: ebbene, quando non c’entra più il cittadino Cristo non c’entro più nemmen’io. E si dimise immediatamente dal suo ufficio.

Vincenzo Monti, In morte di Lorenzo Mascheroni, 1802

10_cristo_michelangelo
Da "Tempi" di questa settimana.
maturin
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria : cose di altri

mercoledì, 11 novembre 2009, ore 12:09
Ieri concludevo il “condensato” del racconto settimanale con una breve chiosa, ovvero la mia personale riflessione secondo la quale la neutralità non esiste.

Mi vengono alla mente le tante battaglie sostenute con amici e confidenti a proposito della religione, del crocifisso, del battesimo e di tante cose. L’argomento principe di tutti i laicisti, in questo e simili casi, è spesso il medesimo, ovvero “al fanciullo non bisogna insegnare nulla, in fatto di religione, poi con l’età sarà libero di fare una scelta con la sua testa”.


Ma anche se questa stessa scelta di “non insegnare” non fosse già una presa di posizione, allora il medesimo criterio andrebbe applicato anche ad altri settori della vita sociale e personale. Il criterio “libertario” non dovrebbe limitarsi al solo ambito della scelta religiosa, sennò è già una scelta di campo, e in particolare sarebbe una scelta di “non-neutralità”.


Tanto per cominciare a dire qualcosa non bisognerebbe mai mostrare al bambino una partita di calcio, onde evitare che si affezioni ad una squadra piuttosto che ad un’altra prima dell’età della ragione. Sai, i bambini si fanno influenzare facilmente dagli atteggiamenti paterni.


Oppure bisognerebbe evitare di mostrargli film, fumetti, cartoon, dove c’è un buono e un cattivo e vince sempre il buono: dopotutto quello di attribuire le caratteristiche di eroe al buono è un modo di vedere relativo, e il fanciullo ha il diritto di scegliere da solo da che parte stare senza sentirsi imporre tale scelta dagli occhi di un regista.


Ma le scelte di campo sono talmente tante.


Perché i bus cittadini sono arancioni? A me per esempio piacerebbero verdi, non è giusto che qualcuno mi imponga il suo colore.


Perché i bambini vanno a scuola con un grembiule? Non sarebbe meglio un abito da arlecchino, e poi quando saranno adulti sceglieranno loro quale sarà il loro abbigliamento?


Chi ha scelto, e con che criterio e con quale diritto, quale sia la distribuzione oraria degli insegnamenti delle scuole dell’obbligo? A tutti i bambini piace di più l’ora di “ginnastica”, che quella di “italiano”, perché non li si lascia liberi di estrudere la loro singolarità?


Potrei andare avanti per cinquanta pagine, ma credo si sia capito.


La neutralità non esiste, ma si vuole fingere che esista e sia applicabile solo in ambito di religione, specialmente se con questa scusa si può chiudere la partita contro la Chiesa Cattolica.


Ma se non esiste la neutralità, bè, esiste l’esperienza, il ricordo, la conoscenza. Da ultimo (ma dovrebbe essere il primo) il buon senso.


Probabilmente non sarò neutrale, con mio figlio (chi lo sarebbe, con il proprio?), ma almeno cercherò di trasmettergli le cose più belle che ho visto e conosciuto: l’amore di Dio, il piacere libero di una passeggiata in montagna, la bellezza di una sinfonia, la delicatezza della fede, la gioia di un pomeriggio all’oratorio insieme agli altri bambini (a proposito, ma che oratorio frequentava Paolo Conte? Mai visto un oratorio dove non c’è nessuno, neanche un prete per chiacchierar…).


Buona giornata a tutti.
Resamo
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria : bambini, osservazioni di uno qualunque, cose che mi piacciono

martedì, 10 novembre 2009, ore 12:08
Allontaniamoci per un momento (ma neanche tanto) dai dolori presenti per calarci nel mondo della fantascienza, in particolare in questo racconto leggero leggero del grande Asimov.

In questa storia si immagina l’esistenza di “sognatori”, uomini il cui mestiere consiste soprattutto nel “sognare”, ovvero registrare in qualche modo i loro sogni e poi, come fossero DVD, immetterli sul mercato. Il nostro protagonista è dunque un grande sognatore, uno di quelli che ha cambiato la storia del “sogno”, con la sua ricerca del dettaglio, i “colori”, i profumi delle storie che sogna.


Visto da un’altra ottica il racconto è una sorta di manuale per apprendisti scrittori, dove Asimov spiega che non basta avere in mente una bella storia, bisogna saperla raccontare e poi farcirla con quello che lui chiama “colore”, ovvero una o più storie che si intrecciano col ramo principale creando altre storie, per non lasciare sguarnito il “sogno”.


L’industria del sogno è un grande business, sogni piccoli, sogni grandi, sogni emozionanti, sogni allegri, sogni tristi, sogni erotici anche, ce n’è per tutte le esigenze.


Ci sono anche i sogni “pirata”, quelli che costano meno ma, ça va sans dire, non hanno colore, sono piatti e quasi quasi ti lasciano senza il gusto di “aver sognato”.


Nonostante sia un grande sognatore, il nostro sognatore non vuole più sognare. Basta, con la continua sfida di un sogno sempre più all’avanguardia, con la gara perpetua contro altri sognatori su chi sarà il migliore, su chi sognerà il sogno più “da sogno”.


Il sognatore vuole ritirarsi a vita privata. I suoi sogni sono soltanto suoi.


E così il sognatore comincia una vita nuova, tra le sue mura domestiche, con la sua sposa e i suoi figli. Va a fare la spesa, guida la macchina, beve una birra ogni tanto.


Eppure, quando c’è il sole basso all’orizzonte, gli sembra ancora di sognare, di cercare i profumi del sogno, il brivido di poter ancora dare qualcosa ad un pubblico che non sia soltanto lui medesimo.


Scaccia il pensiero ma quello, col passare dei giorni, non si cancella. Finché alla fine il sognatore non si rende conto che un artista non è un artista soltanto per se, ma la sua arte, i suoi sogni, meritano di essere sognati da tutti.


È così per ogni artista, aggiungo io, sia scrittore che pittore o compositore. Ma è così per la bellezza in genere, quella bellezza che non ci può lasciare indifferenti (se ci lasciasse indifferenti la bellezza, che uomini saremmo?) e che quindi ci chiede una presa di posizione. Un altro modo per dire che la neutralità non esiste, nessuno è neutro, per quanto ci si sforzi.


Vabbè, sto esagerando, con le mie riflessioni.


Buona giornata a tutti.
Resamo
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria : storie, cose di altri, osservazioni di uno qualunque, cose che mi piacciono

lunedì, 09 novembre 2009, ore 12:14
Viaggio in pullman ormai da più di un anno, e ogni volta che passo davanti al cimitero mi faccio il segno della croce. Me l’ha insegnato mia mamma, e il parroco mi ha spiegato che è sempre un bene per i defunti e per me, una breve preghiera per la loro e la mia salvezza.

Mai nessuno mi ha insultato o dileggiato, per via di questo “segno della croce” che mi ostino a fare, ma non durerà. Ormai non siamo più in Italia, ma in Europa. Un’Europa che non nega l’esistenza delle altre religioni ma pretende che non vi sia più il cattolicesimo, che tutto sia “laico” – parola oscura che vuol dire tutto e, sorprendentemente, non vuole dire nulla di quello che le si vuole far dire – che tutto sia neutro, a-religioso, a-simbolico, a-tossico.


Il primo problema che mi viene in mente è che non tutte le religioni sono la religione Cattolica, che avrà pure partorito uomini dell’errore ma che comunque cerca di mantenere un profilo di pace e tolleranza. Altre religioni, altre culture, vedono in certe flessioni una sorta di debolezza, di mosceria, di decadenza. Ciò che significa che, ai loro occhi, sembra quasi che stiamo preparando il terreno per conformarci alla loro cultura rinnegando la nostra, qualunque essa sia.


Ma poi, al di là di qualsivoglia considerazione politica o ideologica, vorrei fare un’altra considerazione.


Nella vita ho imparato che quando passa un concetto nuovo, in un primo momento viene fatto passare in sordina, poi diventa a sua volta punto di partenza per nuovi concetti successivi. È successo con la plastica facciale, nata con l’intento di restituire certa estetica alle vittime sfigurate da incidenti e oggi divenuta commercio del silicone. È successo con la televisione, nata per informare ed intrattenere gli italiani e diventata il mostro che oggi tutti conosciamo e deprechiamo. È successo con il divorzio, inventato per aiutare le povere vittime di compagni infedeli e maneschi e divenuto prassi assodata e irrinunciabile.


Se tanto mi da tanto, con l’aria che tira oggi, presto non solo non si potranno esporre crocifissi nei luoghi pubblici ma anche in quelli privati, nelle scuole private, nel mio ufficio privato, nella mia casa, sulla mia persona. E poi diventerà reato mandare i bambini a catechismo, insegnare l’Ave Maria in casa, raccontare che a Natale Gesù Bambino porta i doni ai bimbi buoni…


Per quel che mi riguarda mi tengo stretta la mia croce, il mio crocifisso, la mia fede. Finché posso, finché ne avrò il coraggio e la forza.


Teniamoci stretti il nostro crocifisso, fratelli miei. Anzi, meglio ancora, stringiamoci al crocifisso. Unica via, unica strada, unica speranza.


E buona giornata a tutti.
Resamo
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria : storie vere, cose che mi piacciono

mercoledì, 04 novembre 2009, ore 19:59
Nella colonna dei link, a sinistra, ce n'è uno che parla de "il Santo calunniato" e si riferisce al sito di San Josémaria Escrivà, il fondatore dell'Opus Dei. E' vero che lui e l'Opera sono oggetto di calunnie? Personalmente ritengo di sì e anzi mi dispiace che spesso tali calunnie vengano addirittura dal mondo della Chiesa...
Ma non è di questo che volevo parlare: il fatto è che, come ebbi a scrivere
qui e qui, da un po' in paese abbiamo un piazzale intitolato ad Escrivà. Ebbene, una prima volta la targa che porta il nome del Santo è stata imbrattata e divelta, una seconda fatta letteralmente a pezzi.
Non so se questo gesto rientri fra le "calunnie" e non so se si tratti di gesti sconsiderati di ragazzotti annoiati o di provocazioni premeditate di qualche "lobby" anti-Opus Dei; la cosa curiosa è che, a terra, uno dei "gentiluomini" ha scritto con lo spray: "Piazzale Fabrizio De André".
E allora mi sono detto: "Ecco! Al posto dei crocefissi nei luoghi pubblici, un bel poster di De André!".

Sempre che in Finlandia non tiri di più il Battisti...

poltr-dMa, come disse qualcuno, non è meglio amare l'infinito?

...ma inumano è pur sempre l'amore
di chi rantola senza rancore
perdonando con l'ultima voce
chi lo uccide fra le braccia di una croce.

E per quelli che l'ebbero odiato
nel getzemani pianse l'addio
come per chi l'adorò come Dio
che gli disse sia sempre lodato,
per chi gli portò in dono alla fine
una lacrima o una treccia di spine,
accettando ad estremo saluto
la preghiera l'insulto e lo sputo.

E morì come tutti si muore
come tutti cambiando colore
non si può dire sia servito a molto
perché il male dalla terra non fu tolto.

Ebbe forse un pò troppe virtù,
ebbe un nome ed un volto: Gesù.
Di Maria dicono fosse il figlio
sulla croce sbiancò come un giglio.
Fabrizio De André - Si chiamava Gesù

Chissà, forse anche De André l'aveva capito...
maturin
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria : musica, sfoghi, storie vere, santi, osservazioni di uno qualunque

mercoledì, 04 novembre 2009, ore 09:48
Con l’arrivo imminente dell’inverno in casa mia si stabiliscono alcune priorità. Prima fra tutti: il benessere dei bambini, il che significa una casa calda, cibo sano (ma quello anche d’estate), pochi spifferi, vestiti adeguati eccetera.

C’è poi il corollario di spese costituito da bollette, corsi di nuoto, sci, basket, mensa scolastica, assicurazioni, affitto sci. Molte di queste spese, lo capisco, possono anche sembrare non prioritarie, ma nella dinamica di una famiglia media (come credo sia la mia) le esigenze, financo effimere, dei figli diventano spesso necessità inderogabili.


Non ultima, anche la sicurezza è un fattore importante. Non si può demandare ad estranei il trasporto dei bambini alla palestra, al campetto, alla piscina. Ma anche non è pensabile lasciarli andare in giro da soli, così piccoli, specialmente in una società in cui anche per un adulto non è sicuro andare in giro da solo la sera.


Se pensiamo che anche semplicemente mollare da soli i bambini in balia della televisione non è ritenuto sicuro, bè, la cosa la dice lunga sulle garanzie che dobbiamo garantirci da soli.


Ma tutto sommato a me va anche abbastanza bene, io ho uno stipendio – non eccelso ma dignitoso,- una casa, il supporto di una famiglia, e viviamo pure in un paesello tranquillo.


Quando guardo fuori del mio cortile, la situazione è decisamente peggiore. La sera ci si barrica in casa, quando un anziano va a fare la spesa rischia il borseggio se non la vita, una donna è una potenziale preda, le automobili sfrecciano come se fossero inseguite da orde di demoni anche su strade larghe quanto un’apertura di braccia, non c’è difesa contro la violenza, il lavoro è incerto, la crisi fa paura…


In tutto questo, serena e imperturbabile, la nostra società civile prosegue – come un coltello caldo che taglia il burro – a dare corso alle sue priorità. La precedenza su tutto va data al politicamente corretto, la riproduzione agamica, i matrimoni unisessuali, l’aborto farmaceutico, il divorzio accelerato, la de-cristianizzazione di scuole e luoghi pubblici, la proibizione di manifestazioni religiose cristiane, l’elevazione della devianza, la mercificazione del corpo, l’ipocrisia della selezione embrionale e via dicendo.


Bè, lo dico fuori dai denti e probabilmente non piacerà a tutti, ma sembra che le priorità di questa nostra società siano completamente diverse dalle mie.


Buona giornata a tutti.
Resamo
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria : osservazioni di uno qualunque

martedì, 03 novembre 2009, ore 10:05
Questo è un vecchio racconto di E. Frank Russel (spero di aver scritto bene il nome), l’ho letto qualche decina di anni fa ma è ancora splendido oggi.

Un’astronave piena di marziani sorvola la Terra in cerca di vita intelligente con cui stringere un’alleanza, ma i terrestri si sono estinti. La superficie è tutta una rovina.


Prima di allontanarsi, un membro dell’equipaggio, il poeta, decide di restare sulla Terra. La scelta potrebbe essere definitiva, ma lui è un poeta ed il suo istinto gli suggerisce di fare così. Viene accontentato.


Il poeta marziano si scava un rifugio nella roccia e si accinge ad esplorare il territorio abbandonato. Incontra, a qualche chilometro di distanza, un gruppo di terrestri. Ne cattura uno, un essere molto fragile che quando lo vede ne resta così terrorizzato da svenire. Il marziano è così brutto che il piccolo terrestre – i marziani comunicano telepaticamente – lo definisce un “diavolo”.


Col tempo il poeta riesce a farsi “accettare” dal suo “prigioniero”, al punto che suonano insieme l’arpa, mangiano vicini e finalmente stabiliscono un contatto. Poi, incoraggiato da questo piccolo successo, il poeta cerca altri terrestri, quasi tutti bambini.


Lentamente scopre che sulla Terra c’è stata una guerra terribile che ha praticamente annientato la razza umana, in particolare gli adulti, a mezzo di una malattia incurabile che colpisce al di sopra di una certa età.


Con i suoi nuovi “amici” (ormai non si considerano più suoi prigionieri) riesce a contattare un adulto, poi un altro e poi altri ancora, fino a stabilire una colonia, e scopre che la malattia si è ormai auto-estinta.


Il poeta marziano si fa accettare da tutti con i suoi modi garbati e gentili, e sprona i giovani terrestri ad usare le attrezzature marziane per accrescere le loro conoscenze e stimolare la loro intelligenza.


Quando l’adulto terrestre gli spiega il suo imbarazzo nel rispondere a certe domande dei giovani maschi, il marziano gli spiega che lui, alle femmine ha risposto che l’accoppiamento è “una poesia fatta di persone.”


Col tempo i terrestri acquisiscono delle abilità che il poeta non si sognava neppure, e la colonia diventa un villaggio, ed il villaggio una città che comprende giovani e adulti provenienti ormai da tutto il mondo. E tutti accettano il marziano come un amico, un compagno di viaggio.


Passano gli anni e un bel giorno il poeta deve entrare in una specie di letargo, dal quale uscirà rinnovato – ma potrebbe anche morire.


I terrestri allora gli costruiscono una stanza nella roccia, una specie di santuario, nel quale potrà riposare in pace. Un bambino affigge alla porta un cartello, con sopra scritto “Caro diavolo”.


Passano altri due anni, e il poeta marziano non si è risvegliato. Un’astronave marziana sorvola di nuovo quella zona e – attratti dall’agglomerato – scendono a terra. I terrestri ormai sono abituati a vedere le forme orripilanti dei marziani, ma i marziani ne hanno paura. Tuttavia, se hanno coraggio loro, anche i soldati marziani riescono a tenere i nervi saldi, e stabiliscono un contatto telepatico.


Non è raro che un “letargo” marziano duri così a lungo, comunicano telepaticamente. Ma per sicurezza un medico va a fare visita al poeta nella sua cripta.


“Si riprenderà” dice quello, uscendo. Un boato di felicità accoglie queste parole, al punto che i marziani, confusi, hanno quasi paura per le loro stesse vite.


Ma i terrestri sembrano felici, anzi: sono felici. I terrestri amano il poeta, e quindi tutti i marziani.


Si, la vita può ricominciare, e l’amicizia tra terrestri e marziani è possibile, basta un po’ di poesia e tanta buona volontà.


Buona giornata a tutti.
Resamo
P.link ¤ commenti ¤ commenti (popup)
categoria : storie, cose di altri, cose che mi piacciono