venerdì, 04 luglio 2008, ore 08:44
scalatoreSolo la morte può farmi cessare di lavorare per una causa che ormai è una cosa sola con la mia vita.

La Fede datami nel battesimo mi suggerisce con voce sicura: da te non farai nulla, ma se Dio avrai per centro di ogni tua azione, allora si, arriverai fino alla fine....

Queste ascensioni alpine hanno in sé una strana magia, e per quante volte si ripetano e per quanto una possa assomigliare all'altra, non annoiano mai, così come non annoia mai l'eterna vicenda della primavera, che invece riempie l'anima di viva letizia.

Ogni giorno che passa mi innamoro perdutamente della montagna... se i miei studi me lo permettessero, passerei intere giornate sui monti a contemplare in quell'aria pura la grandezza del Creatore.

In questi giorni alterno l'arido studio con la meravigliosa lettura di sant' Agostino. Attraverso quelle potenti confessioni si prova un po' della gioia che un giorno sarà riservata a coloro che moriranno nel segno della Croce. Oggi amaramente rimpiango di aver spesso perduto il mio tempo e di avere aspettato alla mia tarda età a gustare simili pure gioie.CU._Frassati

Noi, che per grazia di Dio siamo cattolici, non dobbiamo sciupare i più begli anni della nostra vita, dobbiamo temprarci per essere pronti a sostenere le lotte che dovremo certamente combattere per il compimento del nostro programma e per dare così in un non lontano avvenire alla nostra Patria giorni più lieti ed una società moralmente sana. Ma per tutto ciò occorre la preghiera continua per ottenere da Dio quella grazia senza la quale le nostre forze sono vane.

Nella vita terrena, dopo l'affetto dei genitori e delle sorelle, uno degli affetti più belli è quello dell'amicizia; ed io dovrei ringraziare Dio perché mi ha dato amici così buoni e amiche che formano per me una guida preziosa per tutta la vita.

Pier Giorgio FrassatiCarissimo Marco, morto, che significa questa parola? Se per morto tu intendi il comune significato, allora sono ancor vivo, se i miei sensi non mi tradiscono.
Ma se intendiamo la parola nella vera essenza, allora purtroppo non solo sono morto ma già parecchie volte sono resuscitato per ahimè di nuovo morire.

Vorrei incamminarmi per la via dritta, ma ad ogni passo inciampo e cado; perciò ti esorto a pregare quanto puoi per me affinché giunga nel giorno che la Divina Provvidenza vorrà, alla fine del faticoso, ma retto sentiero.

Un amico, un giorno, parlando dell'avvenire, chiede a Pier Giorgio: "Tu cosa farai?". Pier Giorgio risponde: "Non lo so: sacerdote no, perché è una missione troppo grande e non ne sono degno; il matrimonio no ( e lo disse in modo tale da lasciar intendere quanto gli fosse cara la purezza). L'unica soluzione sarebbe che il Signore mi prendesse con sé". E il Signore lo accontentò.



maturin
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categoria : frassati

giovedì, 03 luglio 2008, ore 14:57
Da qualche giorno in famiglia siamo in 5, se n’è aggiunto un altro. Contrariamente alle mie aspettative questo “terzo incomodo” non lo volevo, perché sapevo che qualche fastidio sarebbe poi arrivato sulle mie spalle.

Mi ha convinto mia moglie. “Ma Resi (abbreviativo di Resamo, n.d.r.), i bambini… ma il piccolo lo vuole tanto… ma è così morbido… dai, Resi, fa’ il bravo…

Alla fine ho lasciato che mia moglie comprasse il coniglietto, a condizione che ci badassero loro (lei e i due piccoli mostri, beninteso).

La condizione è stata disattesa immediatamente. Anzitutto la scatola con il coniglietto ho dovuto tenerla io per tutto il tempo del viaggio fino a casa. Poco male, si dirà: tu sei il papà, vorrai pure far qualcosa, no?

Ma poi, visto che non abbiamo una gabbietta per il coniglio, ho dovuto costruirne una io, e chi mi conosce sa quanta fatica mi costi lavorare con le mani (sono un uomo di concetto, io, tsè!).

Poi ho dovuto andare a cercare il fieno dai vicini, perché li conosco meglio di mia moglie.

Infine, il giorno dopo, siccome la gabbietta l’ho fatta io e – cito – “La sai usare meglio”, ho dovuto pure pulire.

Orbene, sono passati alcuni giorni e per i bambini il coniglietto è rimasto un momento passato, un giocattolo in più da dimenticare dentro la sua gabbietta nel rustico dietro casa. Così io e mia moglie li portiamo tutte le sere a far visita al loro terzo fratellino – l’hanno chiamato Finley (tratto non dal nome del gruppo pop ma dal cartone),- e li spingiamo a dargli da mangiare, carezzarlo, ingegnarsi a cercare un modo per accudirlo…

Negli ultimi giorni il “gioco” di pulire Finley è passato di mano a mio padre, che non vedeva l’ora di fare qualcosa. Stasera faremo una targhetta con il nome, così se dovesse riuscire a scappare, tornando riuscirà a ritrovare la sua gabbietta.

Buona serata a tutti.
Resamo
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categoria : cronachetta familiare

mercoledì, 02 luglio 2008, ore 10:34
maturin
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categoria : briciole

martedì, 01 luglio 2008, ore 17:48
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Attenzione: aggiunto un player a fondo pagina con filmati, audio, notizie sulla prossima GMG. L'appuntamento si avvicina e noi vogliamo essere pronti. Date un occhiata anche al sito da cui ho scaricato il player; è molto interessante. Buona visione!
maturin
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categoria : ambricourt

martedì, 01 luglio 2008, ore 10:17
Avevo promesso un secondo racconto Marvel, non so se si intenda la cosa come una promessa o una minaccia ma faccio finta che a qualcuno interessi, e racconterò un episodio tratto da un vecchio numero dell’Uomo Ragno, uno dei miei super-eroi preferiti.

Poi dalla settimana ventura cercheremo di ritornare alla “normalità” dei racconti cui in qualche modo ci eravamo abituati.

In questo episodio Spiderman viene attaccato da un nemico potentissimo, che può volare e scaglia palle di energia dall’effetto devastante. Quello che notiamo, già nelle prime vignette del fumetto è un omino anonimo, nella folla, che osserva il combattimento stringendo una specie di telecomando nelle mani. Quel telecomando controlla un oscuro marchingegno installato (non si capisce come) nella testa del nemico di Spiderman, marchingegno che provoca dolore all’ospite e costringe l’aggressore ad obbedire all’omino, altrimenti questi alzerà il livello di dolore. Dunque l’aggressore è costretto ad attaccare Spiderman.

Il combattimento è impressionante. Crollano facciate di palazzi, interi quartieri vengono sgomberati.

Ogni tanto l’aggressore cerca di fermarsi, ma l’omino alza il livello di dolore, costringendolo a riprendere. Per un attimo la battaglia si sposta nei sotterranei della metropolitana dove il nemico riesce a spezzare per pochi secondi il collegamento con il misterioso omino del telecomando e dice a Spiderman di scappare, che lui non potrà resistere per molto ancora. Spiderman vorrebbe aiutare il suo aggressore, ma è impossibile: il telecomando lo raggiunge di nuovo e la battaglia ricomincia, e si sposta di nuovo in alto, al di sopra dei tetti. Finché Spiderman, per salvare una ragazza che sta precipitando, si espone ad un attacco che l’aggressore riesce a malapena a trattenere. L’aggressore vorrebbe terminare la battaglia contro uno Spiderman ormai indebolito, ma l’omino aziona il suo terribile telecomando costringendolo di nuovo a combattere, pena la follia.

Ma adesso che l’aggressore capisce chi sia “il male” (l’omino ricattatore) e chi il bene (Spiderman, che salva le persone anche a costo della vita), si getta contro l’omino per tentare di distruggere lui e il suo maledetto telecomando.

L’omino aziona il telecomando al massimo, e il dolore cresce, cresce fino alla follia e anche oltre finché – prima di riuscire a raggiungere il suo vero bersaglio – l’aggressore si disgrega in una nuvola di particelle.

Il racconto mi impressionò molto, quando lo lessi parecchi anni fa. Mi impressionò il fatto che si potesse desiderare tanto la libertà da morire per conquistarla, o per tentare di frenare il potere di chi la nega anche sapendo che non servirà a niente.

L’omino del racconto non si fermerà nel suo intento terrificante, anche se il suo guerriero ha preferito morire che continuare ad obbedirgli. Similmente le manifestazioni non fermano le dittature. Le guerre, gli olocausti, i genocidi non spostano di un millimetro certe coscienze. Ma la speranza può salvare una ragazza, può fermare il braccio di un soldato, può agire nei nostri cuori come un cuneo, aprendoci all’amore.

Buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : storie, cose di altri, osservazioni di uno qualunque

lunedì, 30 giugno 2008, ore 14:54
Mannaggia ho appena scritto questo titolo e mi ritorna in mente che mia moglie ha appena finito di leggere “La solitudine dei numeri primi”, e vabbè, ditemi pure che sono un plagiario.

Qualche giorno fa, per la precisione la sera di domenica 15 giugno, abbiamo tenuto uno spettacolo in quel di Varallo Sesia. Una parte del “mio” coro partecipava come frammento del “gran coro”, composto di circa duecento persone, poi vi era un secondo coro di una ventina di elementi, un coro di circa cinquanta bambini, quattro solisti, tre voci recitanti e l’orchestra di circa trenta elementi, e infine il maestro. Più o meno eravamo dunque in trecento, e la serata è stata strepitosa, un successo bellissimo anche se conseguito a prezzo di dure fatiche (prove fino a ore cui non siamo più abituati, viaggi, la pioggia e fatiche varie di cui magari parleremo un’altra volta).

Ci rivediamo, io e i coristi, martedì sera alle prove del coro parrocchiale.

Mi manca un po’ l’atmosfera di domenica scorsa” mi dice qualcuno. Altri sorridono e ammiccano. Si, io penso, è bello avere successo, ricevere applausi. Un po’ manca anche a me quella sensazione.

E penso a quei grandi artisti che non sanno fare a meno del successo (se fatichiamo noi per un minuto di applausi condivisi con 300 persone, immaginiamoci chi riceve applausi “da solo” per tutta la vita…), a quei personaggi straordinari che, raggiunto un certo risultato “impossibile” non sappiano più adeguarsi ad una vita misurata (penso agli astronauti, a certi grandi sportivi del passato, ma chi vuole può aiutarmi ad allargare i miei poveri orizzonti).

Persone semplici, le donne e gli uomini del mio coro: uomini e donne che hanno lavorato e lavorano in fabbrica tutta la vita, gente senza pretese e senza troppi grilli per la testa. Ma essere primi, il fascino oscuro del successo… ah, che tentazione.

È davvero un male, esser felici di aver fatto qualcosa di bello e sperare di poter ripetere l’esperienza?

Buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : musica, osservazioni di uno qualunque

venerdì, 27 giugno 2008, ore 11:32

Pietro …Ecco, prima in Galilea, ora vuol tornare in Giudea… E’ inutile, non capirò mai!

Andrea Che c’è fratello?

Giacomo Sì, Pietro, cosa ti accade?

Pietro Ecco, bravo Giacomo, com’è che mi hai chiamato?

Giacomo Pietro. È il nome che ti ha dato il Signore…

Pietro …E perché non lo ha dato a te? O a te, Andrea… O a Matteo o a un altro dei dodici? Non vedete che mi tratta diversamente da voi?

Andrea Fratello mio e non sei contento? Il Signore ti ha scelto come confidente e amico e tu ti lamenti?

Pietro Andrea, tu sei mio fratello; tu mi conosci meglio di tutti. Dì la verità: posso davvero essere io “la roccia” su cui edificare la Chiesa di Gesù ?

Andrea Beh… la tua testa è anche più dura della roccia, perciò…

Pietro Sì, sì… ridete pure di me, ma provate a mettervi nei miei panni. Nei panni di uno che gode di una fiducia immeritata, mal riposta… oh… che guaio quando il Signore si accorgerà che non valgo nulla e che non capisco quasi nulla di quello che ci insegna…

Giacomo Neanche io capisco tutto, eppure io ci vorrei essere al tuo posto. Vorrei che guardasse anche me come guarda te…

Pietro Sì, uno sguardo così pieno d’amore… Ma a voi non ha mai detto “allontanati da me Satana!”. Satana, capite? Io! E gli parlavo da amico, per il suo bene o almeno così credevo… Chi potrebbe sopportarlo?

Andrea A me sembra che tu lo faccia benissimo. Sei il più adatto a guidarci…

Pietro Proprio tu Andrea mi dici questo? Tu che sai quanto io sia impulsivo e permaloso, e quanto sia indeciso e combattuto… Non so… Davvero non so…

Gesù …Di cosa state discutendo?

Andrea Oh… beh… Pietro ci stava dicendo che vuoi tornare in Giudea…

Gesù Davvero Pietro? Voglio tornare in Giudea?

Pietro Sì… Voglio dire… non so… forse ho capito male…

Gesù Hai capito benissimo Pietro, torniamo in Giudea… e di cosa altro parlavate?

Tutti  …

Pietro …Signore tu sai tutto, tu sai di cosa stavamo parlando. Ti basta uno sguardo per capire le cose. A me invece non basterebbe una vita per comprendere l’amore che hai per me…

Gesù E’ vero, Pietro. Per questo devi essere tu la guida della mia Chiesa. E lo sarai per tutto il tempo che ci separa dal mio ritorno. E questo tempo lo userai per progredire nella comprensione del mio amore, guidando i tuoi fratelli in questo cammino.

Pietro …Signore… vuoi dire che non morirò?

Gesù Tu morirai, ma Pietro vivrà.

Pietro Signore… io…

Gesù …Non hai capito…

Pietro No.

Gesù Torniamo in Giudea…

Pietro Sì, Signore. Come vuoi Signore…

san-pietro

maturin
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categoria : dialoghi

giovedì, 26 giugno 2008, ore 13:15
Ft02

Riditi del ridicolo. Non ti curare di quel che diranno. Vedi e senti Dio in te stesso e in ciò che ti circonda. E così finirai per ottenere la santa facciatosta che ti è necessaria -che paradosso!- per vivere con la delicatezza del gentiluomo cristiano.

San Josemaria Escrivà de Balaguer


Mi piace moltissimo quella frase. E' proprio così che vorrei vivere: con la delicatezza del gentiluomo cristiano...
maturin
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categoria : briciole, cose di altri

mercoledì, 25 giugno 2008, ore 10:51
Niente significati reconditi, nessun messaggio... solo una cosa bella: una piccola rana ha trovato ristoro e riparo dal caldo tra i petali di una rosa del nostro giardino. E' tutto qui. Ma proprio tutto...

Photo0183
maturin
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categoria : briciole

martedì, 24 giugno 2008, ore 20:42
Scrivo così a braccio, spero di non fare troppi casini (di solito mi preparo per benino il post con word...)

Per quest'oggi ho in mente due racconti, che però arrivano dai fumetti Marvel (chi ha grandi poteri ha grandi responsabilità).

Il primo, dall'incredibile Hulk che oggi va di moda. Il mostro verde viene individuato da un collezionista alieno di esseri "bizzarri". Lo cattura e se lo porta sulla nave, dove lo mette in una apposita riserva dalla quale nemmeno lui riesce ad uscire a causa di un congegno applicato alla caviglia che vince perfino la sua forza sovrumana. Conosce molti esseri, che sono lì nelle mani del "collezionista" da centinaia di anni (la tecnologia aliena garantisce l'immortalità agli "oggetti" d'esposizione). Inutile dire che tutti i compagni di prigionia hanno una cosa in comune: desiderano la libertà, ritornare ciascuno alla sua casa, ai suoi cari, alle loro famiglie.

Ma Hulk non è come gli altri: quando si addormenta ritorna ad essere Bruce Banner, esile scienziato il cui "piedino" scivola facilmente fuori dalla cavigliera che era stata applicata ad Hulk. Fugge dunque dalla riserva e, dopo qualche peripezia, riesce ad impossessarsi del congegno che disabilita le cavigliere di tutti i prigionieri, garantendo a tutti la libertà tanto agognata.

Ma c'è un ma: quando i prigionieri riescono a fuggire dalla riserva, la morsa del tempo torna a far sentire le sue fauci e reclama gli anni che la tecnologia aliena aveva sottratto alla vecchiaia: i prigionieri fuggiaschi invecchiano e muoiono sotto gli occhi impotenti di Bruce, che li implora di ritornare dentro la riserva per riavere la vita.

"Meglio vivere un minuto da uomini liberi che un'eternità da schiavi" risponde un infelice, morendo.

La morale non c'è, o meglio ce ne sono quante se ne vuole. Solo mi piace pensare che quando passavo sere a leggere, anche solo i fumetti Marvel, non buttavo del tutto via il mio tempo.

Buona serata a tutti.

P.S.: qui al paesello c'è la festa del vino, se qualcuno passa da queste parti chieda di Resamo, mi troverà vicino alle cantine.

P.P.S.: "ma non avevi parlato di 2 racconti?" chiederà qualcuno. Ebbene si, ma adesso si fa troppo lunga, magari ne riparliamo domani.
Resamo
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categoria : storie, cose di altri